Il Re, non ancora nudo, ma quasi in mutande

L’incipit non è una constatazione. E’ un auspicio. Già, perché Teo Musso le birre le sa fa fare, e anche bene. Solo che, nel tentativo di spillare qualche euro in più dalle tasche dei suoi clienti, ha sempre avuto l’abitudine di ammantare quello che vende con una buona dose magia e innovazione (o fuffa se preferite). Queste storielle qualche anno fa facevano proseliti, erano in tanti a correre per abboccare all’amo. Oggi cominciano a non incantare più.

La concorrenza si fa sotto, il cliente diventa più smaliziato, difficile sostenere la rincorsa di una continua innovazione, reale o mediatica che sia. Non è più il tempo delle cuffie sui fermentatori per far ballare i lieviti che i tanti boccaloni dell’epoca (non sempre disinteressati) avevano salutato come avanguardia ed esempio di ricerca ed innovazione. Del luppolo italiano non se n’è fatto più nulla, mannaggia. I suoi gioielli e vestiti bagnati nella birra non hanno sfondato nelle boutique del centro. E nella mia profumeria preferita non riescono a trovarmi le fragranze Baladin, acciderba, ho dovuto dirottare sugli Stati Uniti che non ne potevo fare a meno. Che novità però la birra Open (source), con ricetta pubblica, presentata al concorso homebrewer 2009 di Piozzo! Cioè, vabbè, in realtà l’idea originale era venuta ad alcuni artisti danesi 4 anni prima ma nell’era della comunicazione globale non se n’è accorto quasi nessuno quindi… Acqua in bocca mi raccomando!!! Però il format di locali associati al nome di questa nuova birra spacca davvero, dai, finalmente una cosa nuova! Vabbè, lo doveva fare prima Struise… Ma se poi non se n’è fatto nulla, non bastavano gli sghelli. Sarà mica colpa sua se Struise non ha dietro il tycoon Farinetti che ci mette il grano e le mura dei locali. Uff, vabbè… Il primo locale birrario “bandiera” italiano è stato il Mostodolce a Firenze… Ma tanto quelli chi se li fila? E poi, hanno quattro birre in croce, mica 100 come l’Open. Vorrete mica dirmi che non è l’innovatore che tutti decantano solo perché fa in Italia quello che altri negli Stati Uniti fanno già da una decina d’anni? E poi gli americani se le sognano le birre prodotte coi lieviti da whisky scozzese. Dico: lieviti-da-whisky-scozzese che creano questa birra demi sec “un po’ puttana”. Solo la birra? Lieviti da whisky… Mah… Per fortuna c’è la Birra Lurisia by Baladin. Vuoi mettere l’acqua Lurisia con una qualsiasi volgare acqua di fonte? Però le birre da divano sono davvero buone. Ossidate o metodo solera pareva brutto, fortuna non gli è venuto in mente il triclinio che altrimenti ci vendeva pure le corone d’alloro Baladin.

Nelle ultime settimane però il buon Teo ha calato l’asso dell’innovazione più spinta. Con Cantina Baladin eccolo entrare nell’olimpo delle birre maturate in botte… Innovazione?!? Ma se solo in Italia le fanno da almeno 10 anni! Calma… Come ci fa notare Maurizio Maestrelli, uno con la schiena dritta che la marchetta non sa neppure dove stia di casa, ci sono parecchie differenze col passato tipo che “si sa anche che vino c’è stato dentro”. Wow! Questa sì che è avanguardia! Con buona pace di Alex Liberati che con le sue Woodwork Series per primo ha avuto la pensata di giocare con i diversi apporti delle botti, ma ahimé nuove e quindi non meritevoli di tanta considerazione. Visto che a quanto pare erano presenti, chissà perché non è andato a raccontarlo a Riccardo Franzosi e Walter Massa che da anni collaborano assieme con birra, botti e uve. Ragazzi, poi qua si parla di 160 barrique concesse dai più famosi produttori nazionali (un paio casualmente di proprietà del socio/tycoon Farinetti), mica pizza e fichi. Non male come metodo per dar valore a delle botti esauste. E poi (e qui scende la lacrimuccia), la barricaia è nell’ex pollaio dei genitori…

Saranno birre ottime, queste maturate in legno. Ho pochi dubbi. Come ho pochi dubbi sui prezzi che leggerò sulle carte di locali e ristoranti. Qualcuno di più ne ho riguardo all’opportunità di continuare ad incantare i clienti-serpenti con il suo flauto. In molti stanno diventando sordi a questi richiami, più interessati da un certo declino qualitativo rispetto ai gloriosi albori del Baladin.

Teo, dall’alto del mio premiatissimo blog ho la sfacciataggine di lanciarti un appello! Non ti fidare più dei tanti consiglieri marketting che Eataly e Baladin ti mettono a disposizione! Ho io la mossa che giusta per te. Prenditi un anno sabbatico dalle buffonate, come mobili, profumi, vestiti, prezzemolate. Dai una pacca sulla spalla a Palli e mandalo a lavare le cartucce dei filtri.

Ricomincia a svegliarti alle 6, a macinare il malto, a fare la birra… Con l’impianto che ti sei/hanno regalato è anche meno faticoso. Riprendi in mano le ricette ed il processo della Super, della Isaac, della Wayan, della Nora, dell’Elixir.

O magari annuncialo e basta e poi fai finta. Almeno sarebbe un’idea di marketing davvero innovativa.

Dovessi farlo sul serio… potresti tornare a farci sognare davvero, come in passato.