CERB I atto
Il CERB, acronimo di Centro di Eccellenza per la Ricerca sulla Birra, per chi non lo sapesse, è un Centro di Ricerca dell’Università di Perugia con autonomia finanziaria. Il che vuol dire che l’Università di Perugia, dopo averne approvato l’istituzione e dopo un generico controllo della “conformità allo Statuto” non può più metterci becco. Budget di spesa compresi.
Parliamone. Non so a voi, a me navigando un po’ sul loro sito, seguendo le attività svolte che filtrano in maniera frammentaria e sempre sotto una ben densa coltre di fumo, guardando l’organigramma, i laboratori, gli enti convenzionati e le pubblicazioni, sale netta la sensazione di un apparatisch nato da una fusione a freddo tra il pubblico di alcuni baroni universitari avidi di risorse finanziarie ed il privato dell’industria della birra (Assobirra) a caccia di una sponda che aiutasse a celare dietro il manto della ricerca universitaria la povertà qualitativa dei prodotti. Uno di quegli enti che non si capisce cosa facciano realmente, a chi servano, chi ci metta i soldi e perché… Insomma, la Gabanelli di Report ci andrebbe a nozze.
Io, con molte meno risorse investigative e meno copertura legale, posso solo fare qualche considerazione su qualche dato che proprio non mi convince. Innanzitutto, lo spiegamento di forze: lungi da me in un periodo di crisi occupazionale indicare rami secchi da potare, ma una dozzina di persone per fare quattro analisi sulla birra che qualsiasi laboratorio privato appena appena attrezzato fa di routine, qualche cotta con un paio di impianti pilota che più di un homebrewer nostrano avrebbe progettato meglio e qualche giochino con la malteria della Barbie… Mi sembrano francamente troppe! In un’epoca di mannaia calante sulla spesa pubblica chissà come la vedrebbe Tremonti…
Poi saltano agli occhi sospetti casi di omonimia, corsi che promettono di diventare esperti in degustazione in tre lezioni e birrai (di microbirrifici s’ intende!) in 40 ore, ma che l’unica cosa che sicuramente mantengono è la quota di partecipazione salata. E poi convegni, ricerche e pubblicazioni quasi a senso unico nel considerare la birra un prodotto (anzi, un sottoprodotto) industriale, sempre sotto l’egida dell’industria della birra e dei suoi succedanei.
Forse la vera funzione del CERB è quella di ufficio di collocamento. Non è mistero infatti nell’ambiente (anche se è peccato mortale dirlo) che Alessio “Allo” Gatti sia stato defenestrato come birraio del Birrificio del Borgo non a causa delle vertigini, ma in favore di un valente stagista low cost del CERB. Fatto che la dice lunga sul livello di spregiudicatezza raggiunto dal romantico mondo della birra artigianale italiana. Chissà che il buon Allo, di fronte alla carriera lampo del CERBista (sarà il prossimo birraio all’Eataly di New York), non si stia mangiando le mani maledicendo l’altitudine…
Ultima chicca, l’Albo degli Esperti per le attività di formazione, ricerca e didattica. Ventisette cervelloni della birra, rimescolati come un mazzo di carte dall’ordine alfabetico in cui compare un po’ di tutto, da Perron a Flavio Boero, da Filippo Terzaghi a Karl Otto Wackerbauer, da Alessandro Sensidoni a Stefano Buiatti. Ma come in un poker giocato con carte segnate, ecco che anche i nostri esperti sono stati catalogati puntigliosamente in esperti di Serie A (professori universitario di ruolo come Buiatti e Sensidoni), di Serie B (dirigenti di enti pubblici e privati come Boero e Perron) e di Serie C (personalità in possesso di documentata esperienza didattica e/o tecnico-scientifica del settore come Musso Matterino e Di Vincenzo Leonardo). Una classificazione dal vago sapore feudale… Che qualcuno gli spieghi che forse anche Musso e Di Vincenzo possono essere considerati dirigenti privati, anche se fanno solo birra artigianale… D’altronde “si tratta della stessa identica bevanda!”
Insomma i nostri alfieri dell’artigianalità non sembrano aver fatto una grande strada da quando hanno deciso di abbracciare il grande mondo del granoturco! Dopo aver messo sul piatto ai loro intimoriti colleghi e sbandierato ai quattro venti l’usufrutto dei mille servizi del grande CERB, il sospetto che forse Unionbirrai con una segretaria e mezzo direttore siano ancora la vera eccellenza permane…
| Print article | This entry was posted by Delusa in Tram on 21 maggio 2010 at 14:30, and is filed under Pensieri. Follow any responses to this post through RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |


circa 3 mesi fa
ah, ah, ah!!!!
La didascalia della foto mi ha risolto il weekend!
circa 3 mesi fa
Il problema è che questi pinguini la birra la sanno fare.
Poi è vero che fanno una cosa morta, con mais, estratti di luppolo etc., ma quando, come poco fa mi è capitato, un brewpub del centro italia, mi proprina due zozzerie acide e puzzolenti, allora che vadano a farsi fottere gli artigiani, mi sari bevuto più volentieri una peroni ghiacciata a canna.
Prendete uno di quei pinguini, mettetelo davanti al suo impiantino dei puffi, dategli acqua, malto, luppolo e lievito e vedrete che è capace di tirarvi fuori quello che volete; alla faccia di troppi improvvisati artigiani che producono monnezza (e te la vendono a caro prezzo).
circa 3 mesi fa
Ho avuto contatti con il CERB.
Sono andato a visitare la struttura.
Ho usufruito di alcuni servizi.
A me sono sembrati un gruppo di persone preparate e molto disponibili.
Dopo tutto non fanno cose molto diverse da quelle che Stefano Buiatti fa a Udine.
In entrambe le realtà ho rilevato entusiasmo e professionalità (non a caso collaborano)
Mi auguro che continuino così e che altri poli universitari ne seguano l’esempio.
circa 3 mesi fa
[revised edition]
Il problema è che questi pinguini la birra la sanno fare.
Poi è vero che fanno una cosa morta, con mais, estratti di luppolo etc., ma quando, come poco fa mi è capitato, un brewpub del centro italia mi propina due zozzerie acide e puzzolenti, allora che vadano a farsi fottere gli artigiani, mi sarei bevuto più volentieri una peroni ghiacciata a canna.
Prendete uno di quei pinguini, mettetelo davanti al suo impiantino dei puffi, dategli acqua, malto, luppolo e lievito e vedrete che è capace di tirarvi fuori quello che volete; alla faccia di troppi improvvisati artigiani che producono monnezza (e te la vendono a caro prezzo).
circa 3 mesi fa
Questo spezzone:
”
Insomma i nostri alfieri dell’artigianalità non sembrano aver fatto una grande strada da quando hanno deciso di abbracciare il grande mondo del granoturco! Dopo aver messo sul piatto ai loro intimoriti colleghi e sbandierato ai quattro venti l’usufrutto dei mille servizi del grande CERB, il sospetto che forse Unionbirrai con una segretaria e mezzo direttore siano ancora la vera eccellenza permane…
”
non riesco proprio a capirlo.
Che centra la segretaria di UB con il CERB?
circa 3 mesi fa
per l’albo degli esperti a 3 livelli,
uno stipendio da docente universitario non fa schifo a nessuno, neanche se sei l’ultima ruota del parco docenti e ti fa vedere il granturco con occhi diversi.
gli esperti di assobirria sanno fare birre buone,
molto bene, allora iniziassero a farle.
circa 3 mesi fa
Ma dal titolo sorge spontanea una domanda.
Ci sarà anche un secondo atto?
circa 3 mesi fa
@ livingstone
potrebbe essere anche un banale gioco di parole dei Delusas
CERB I atto = cerbiatto
circa 3 mesi fa
“Che centra la segretaria di UB con il CERB?”
Non mi sembra così difficile da capire la battuta……
circa 3 mesi fa
@ Calacala…
Si hai ragione.
E’ che mi era sfuggito l’OT nell’IT.
Pensavo ancora che il soggetto fosse il CERB e che si stesse confrontando questo con UB.
Quindi quello che non capisco è questa conclusione dell’articolo dove si perde l’obiettivo dichiarato per passare ad “altro”.
circa 3 mesi fa
Sarò un’anima candida, ma io l’ho letto senza dietrologie: UB con quattro soldi e ranghi ridotti può avere un potenziale per la birra artigianale genuino e superiore all’ennessimo ente parastatale. Magari sbaglio.
circa 3 mesi fa
Ma non sono due entità con scopi diversi?
Dovresti poi spiegarmi meglio quale pericolo costituisca il CERB per la birra artigianale.
Sono a disposizione di tutti, anche non associati ad AB.
Si fanno in quattro per aiutarti a risolvere i problemi che hai.
Si dicono disponibili a collaborare con chiunque ne faccia richiesta…
Mi chiedo invece perchè UB non approfitti di questa struttura.
Di fatto lasciando in mano ad AB ogni risorsa utile alla crescita professionale dei propri associati.
Forse è da lì che si dovrebbe ripartire.
Cercare di ridare vita ad Unionbirrai.
Ma si deve ripartire dalle idee e dai risultati.
Magari anche scopiazzando quello che fanno gli altri.
circa 3 mesi fa
In ogni caso, il corso degustazione a 250 euro per 3 lezioni, sono quasi lo stesso prezzo del corso Unionbirrai in 12-13 lezioni. Il programma poi è abbastanza scarno….
E’ quasi una truffa. Punto e a capo.
Non mi esprimo sulle altre questioni, magari son bravissimi, ma questa cosa mi è balzata all’occhio.
circa 3 mesi fa
Bisogna dire però che forse il corso è caro per le birre proposte, rarissime e molto costose.
http://www.agr.unipg.it/cerb/IMAGES/vario/degusta2.jpg
circa 3 mesi fa
Auspicavo un interessamento del mondo universitario al prodotto birra, in tutta la sua filiera produttiva, già negli anni ‘90 quando, da studentucolo della facoltà di agraria, mi trovavo a frequentare le lezioni del corso di tecnologie delle bevande alcoliche assieme ad uno dei rampolli della famiglia Thedy. Poco è stato fatto in questo senso, mentre per altri prodotti agroalimentari sono sorti marchi, dop, protocolli, disciplinari, procedure, cazzabuboli vari reali od inventati. Finalmente qualcuno mette mano al progetto, ma se il biglietto da visita del CERB è accompagnato dai corsi che propongono, il dubbio che si tratti dell’ennesima bufala verrebbe anche all’ultimo degli sprovveduti. Certo è che Assobirra non poteva mancare per il semplice motivo che qualcuno dovrà pur metterci la pecunia (dubito che arriverà molto dall’università di Perugia), autonomia di gestione a parte. Non vedo molto realistico un intervento economico da nessun’altra realtà che orbiti nel mondo della birra. Speriamo almeno che serva per fornire appoggio agli artigiani abili e volenterosi e non solo a quelli che possono permettersi gli esborsi economici per servizi di consulenza ed analisi.