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Le cinque stelle di Schigi*****
17 giu
In (quasi) contemporanea con le premiazioni romane della Guida alle Birre d’Italia 2011 (anche se siamo ancora a giugno 2010), mi avvalgo della cortese collaborazione di Luigi “Schigi” D’Amelio per fargli fare quello che , secondo me, sa fare meglio: assaggiare e giudicare le birre.
Quindi, senza ulteriori commenti, subito sotto le birre scelte da Luca Giaccone ed adepti, con i cartellini rossi di Schigi. (E’ un: “Ma che cavolo hanno premiato?”)
E, più in basso (in verde), le birre che avrebbe aggiunto lui. (E’ un: ”Ma come cavolo se la sono dimenticata?”)
Buon divertimento!
Aridatece Schigi!
25 apr
Non mi sta particolarmente simpatico Schigi, penso si sia capito. I suoi modi da bulletto, da Ras della birra, da ganassa della degustazione, sono spesso un po’ patetici e ad uso e consumo del proprio personalissimo divertimento. A discapito del malcapitato di turno che, finito nel suo mirino, deve subire le sue provocazioni ed i suoi attacchi verbali, nella migliore delle ipotesi, oppure veri e propri insulti e svergognamenti che lo espongono al pubblico ludibrio. Conscio dell’efficacia della sua lingua al vetriolo, crede per questo di potersi permettere ogni cosa. Anche se è innegabile il valore di tanti suoi contributi che spesso si spingono ben oltre il tedio nel quale sguazzano i numerosi sviolinatori del mondo birrario.
Eppure mi ha stupito seguire la vicenda del suo ban su Cronache di Birra e le successive polmiche che ne sono scaturite. Proprio perché, nella zizzania che come al solito spargeva da mesi, per una volta non l’ho mai visto andare sopra le righe. Nonostante questo, Turco il Censore, inflessibile, dopo ripetute censure che hanno cotto a puntino e fatto sbroccare l’ex vicepresidente di MoBI e novello birraio, non gli ha risparmiato comunque la pena capitale che da tempo era nell’aria: il ban dal suo famoso blog, sempre più riverente ed acritico nei confronti di qualsiasi iniziativa birraria che abbia alle spalle un interesse commerciale. Per una volta il più noto polemista e attaccabrighe del web birrario è stato messo nel sacco.
Teo Musso
23 feb
Matterino Musso, più conosciuto come Teo! (l’esclamativo è discrezionale), è un birraio che ha bisogno di poche presentazioni: la sua fama e le sue imprese lo precedono. Teo è il birraio più invidiato, più copiato, più sparlato e riverito del nostro paese. Gli anni passano, il suo ciuffo si fa via via più argentato ma non perde un briciolo di quel fascino trasandato e sornione che ha sedotto e seduce stuoli di ammiratrici di ogni età, incantante dalle lusinghe e dalle magie del nostro pifferaio magico. Io, ehm, ovviamente me ne chiamo fuori…
Oggi si parla di lui solo per le sue sfide imprenditoriali, per le sue conquiste amorose e per il suo look kitsch-gitano (ah maschietti, brutta cosa l’invidia!). Celebre la battuta di Kuaska di fronte alle sue scarpe di tela richiuse da una cucitura fatta a mano: “Ma con tutti i soldi che ha fatto non può comprarsele un paio di stringhe nuove?”. Non dimentichiamo però che Teo è (o forse, oramai, è stato) un grande birraio, probabilmente il più grande che il nostro paese abbia visto finora.
Manuele Colonna
18 feb
Nella Dynasty della birra italiana, il cui fulcro è indubbiamente la cosiddetta “scena romana” dove affari, intrighi, amicizie e tradimenti si consumano con cadenza quasi giornaliera, se dovessimo indicare un personaggio carismatico che davvero si distingue ed appassiona gli spettatori, la scelta non potrebbe ricadere che su Manuele Colonna. Ne ha fatta di strada col suo bugigattolo che cade a pezzi nel cuore di Trastevere… In pochi anni infatti è passato dal rifilare con disinvoltura Tennent’s Doppio Malto a pischelli in cerca della sbronza facile al proporre con competenza rarità impossibili, scalando con una corsa affannosa e spasmodica la classifica dei pub di Ratebeer fino a raggiungerne in breve tempo la vetta. I pischelli in cerca della sbronza facile sono rimasti comunque lo zoccolo duro del suo locale e se molti hanno imparato a bere meglio, altrettanti a causa dell’improvvisa sovrabbondanza dell’offerta hanno subito una progressiva ed inesorabile mutazione che li ha trasformati in una sorta di beer geeks alla romana, modaioli e luppolo-dipendenti, annoiati e schizzinosi di fronte ad una ventina di spine diverse in un letale mix di presuntuosità, burineria ed inconsapevole ignoranza. Nonostante attribuisca gran parte della responsabilità di queste perversioni all’amico/nemico Alex Liberati della Brasserie 4:20, scheggia impazzita e guastafeste del variopinto underground romano con le sue iniziative e i suoi gusti “modernisti”, è bene che assuma la consapevolezza del suo peccato originale: quello di essere stato il principale artefice, devianze comprese, della “scena romana” per come la conosciamo oggi e di essere stato l’involontario padre putativo dello stesso Alex.
Schigi
5 feb
Con questo articolo inizia una serie di biografie critiche riguardante i personaggi dell’underground birrario. La prima è dedicata a Schigi, sicuramente uno dei protagonisti più noti e discussi.
Al secolo Luigi D’Amelio, è noto a tutti (figli compresi) come Schigi, acronimo di schifoso Luigi. Già questo indizio dice molto sul personaggio. Affermato sommelier ed esperto di vino, almeno così dice lui, l’incontro con Kuaska lo folgora sulla via birraria di Damasco. Divenuto uno dei suoi primi discepoli, con gli anni la sua incontenibile vena polemica lo ha reso celebre in tutto il web come una delle firme più deflagranti e temute. Se fossimo ancora sui banchi di scuola lo descriverei come il Cesare di dividi et impera. La sua tecnica infatti, consolidata ed efficace, prevede una volta individuato l’obiettivo di turno l’alternarsi di provocazioni al limite della querela a sfide nell’ambito delle conoscenze birrarie dove si vanta di eccellere. In genere, se l’avversario è di una certa caratura, lo finisce rendendo pubblico qualche gossip birrario inconfessabile. E intanto la sua influenza ed il suo ego si espandono. Qualcuno ha descritto efficacemente il suo stile come quello di mettere l’uno contro l’altro andando a letto con tutti quanti. Conosce ogni angolo del Belgio grazie ai buoni uffici di Kuaska ma non parla mai di Germania, Regno Unito, Nord Europa o America, snobbando qualunque birraio che non sia fiammingo almeno da parte di madre. Qualcuno lo convinca a varcare le colonne d’Ercole del Belgio birrario per favore…





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